Grotta Conza – Flora e Fauna

Sulle pendici della dorsale che circonda il Golfo di Sferracavallo sono visibili numerose grotte e antri di particolare importanza geo-morfologica e archeologica.

Tra le principali grotte, quella in località Conza conserva al suo interno un patrimonio ecosistemico di notevole interesse che la rende unica dal punto di vista scientifico.

Il territorio in cui è localizzata la grotta è ricoperto da una vegetazione tipica della foresta mediterranea sempreverde con dominanza di carrubo misto ad olivastro, palma nana e diverse specie arbustive. Il resto dell’areale della Riserva è connotato da gariga e prateria in cui dominano la “l’Ampelodesmos tenax” (in siciliano “ddisa”), l’euforbia arborescente, il pomo di Sodoma, lo straccia brache, la mandragola e l’asparago.

La vegetazione rupestre è costituita dal cappero, dal ficodindia, dal timo, dal garofano di montagna e dal cavolo selvatico.

L’ambiente ipogeo della Conza consiste in un grande ambiente di 90 metri di lunghezza e 30 di larghezza con una spettacolare apertura ad antro di forma semi-elittica. L’ingresso alla grotta e la parte iniziale , pianeggianti, sono caratterizzati da depositi di argille alluvionali.

La cavità quindi prosegue verso l’interno attraverso un percorso ascendente, con pendenze anche di 30 gradi, piuttosto accidentato per la presenza di un imponente cumulo lapideo risultato di crolli interni. Tale struttura determina due diversi ambienti. Il primo si sviluppa in stretti e labirintici cunicoli che offrono riparo a numerosi animali; il secondo si sviluppa lungo la frana per l’intera lunghezza della grotta con altezze medie di 6 metri.

In questi ambienti, poveri di formazioni geologiche quali stalagmiti e stalattiti, sono state rinvenute tracce di un lontano passaggio dell’uomo: utensili litici e cocci di ceramica.

Grotta Conza – Storia

Nei primi del ‘900 tutta l’area, in cui è compresa la Grotta Conza, è stata oggetto di interesse da parte di studiosi e appassionati di diverse discipline, che vi hanno effettuato esplorazioni, ricerche geologiche, archeologiche e paleontologiche. Dal dopoguerra in poi queste grotte sono state visitate anche da ricercatori di bio-speleologia, quella particolare disciplina che studia la fauna presente nel mondo sotterraneo. Negli anni ’60 la splendida zona del Vallone della Cala è stata profondamente alterata da una serie di realizzazioni, coma la costruzione delle polveriere della Marina Militare e le gallerie dell’autostrada, mentre a causa del “sacco” di Palermo, la Grotta Impisu e la Grotta Conza hanno rischiato di essere compromesse dalle cave per l’estrazione di materiali da costruzione. A seguito di indagini scientifiche, fu segnalata nel 1985 all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente quale emergenza naturalistica meritevole di protezione, da inserire nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali. Nel ’95 viene formalmente istituita la Riserva e affidata in gestione al C.A.I. Sicilia.