Grotta di Entella – Storia

La Grotta di Entella, conosciuta localmente come “Grotta dei Dinari” per alcune leggende che la vogliono custode di immensi tesori, si apre alla base della parete Ovest del rilievo della Rocca di Entella (557 metri s I m ) costituito dai gessi del Miocene superiore (Messmiano) Si tratta di una cavita ormai fossile che si estende su tre livelli di gallerie per uno sviluppo totale di circa 400 m. Il contesto naturalistico m cui e inserita la Riserva e molto interessante Nella parete rocciosa che borda la Rocca nidificano uccelli rapaci come la Poiana (Sureo buteo), il Falco pellegrino (Falco peregrinus) ed il Gheppio (Falco tmnucu-lus), le pendici, caratterizzate da una vegetazione a macchia, ospitano conigli (Oryctolagus cuniculus), volpi (Vulpes vulpes) ed istrici (Hystnx cristata) II vicino lago artificiale, creatosi dopo lo sbarramento del Fiume Belice Sinistro con la costruzione della Diga Garcia, e diventato luogo di sosta per gli uccelli migratori che numerosi vi sostano durante il periodo di svernamento Inoltre sulla sommità della Rocca si trovano i resti archeologici di Entella che, con Segesta ed Erice, è una delle tre città siciliane di origine elima. Importante centro arabo, costituì l’ultima roccaforte della resistenza musulmana alla penetrazione dell’elemento latino. Fu distrutta da Federico II nel 1246.

Nell’alto medioevo Vinea Comitissa (Casale Comitissa) era un villaggio rurale, abitato da pastori e da contadini, che coltivavano le terre appartenenti ai Signori del Castello di Calatamauro. La famiglia Cardona  Peralta, signori del Casale, attorno agli anni 1447-48, diede ospitalità a dei profughi albanesi, reduci dalla battaglia avvenuta presso il castello di Bisiri (Mazara del Vallo) e che non potevano ritornare in patria a causa dell’occupazione ottomana. Diede loro anche  la possibilità di lavorare le terre dei feudi Contesse e Serradamo a cui, nel 1720, fu aggiunto dai successori dei Peralta,  i Gioeni Colonna, anche il terzo feudo di Bagnatelle.

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