Oasi del Simeto – Flora e Fauna

La Riserva è situata alla foce del fiume Simeto, da cui prende nome, nella piana di Catania, sulla costa della Plaia sul mare Ionio. L’area comprende anche la zona della foce del fiume Gornalunga.

Le condizioni ambientali della foce del fiume Simeto hanno creato un habitat ideale per quelle specie dell’avifauna che durante l’anno migrano lungo l’asse nord- sud Europa passando per la Sicilia.

Un tempo estesa palude, dopo la bonifica del dopoguerra, vide ridursi notevolmente il patrimonio vegetale e faunistico qui presente.

Oggi il paesaggio è connotato da dune sabbiose puntellate da una vegetazione composta da violaciocca selvatica, salsola, santolina, poligono marittimo, ravastrello marittimo, giunchi da stuoia, lische a foglie strette, tamerici, giunchi,salici comuni e pedicellati, la suaeda marittima, l’atriplice portulacoide e limonio comune; vegetazione che ben si adatta alla condizioni poco favorevoli della riserva: alta salinità dell’acqua e dell’aria e venti costanti.

In località Gornalunga, sulla riva destra del corso d’acqua sono presenti macchie di pini ed eucalipti.

La popolazione avifaunistica è prettamente di tipo non stanziale. Durante le stagioni migratorie, nelle acque salmastre della foce sono presenti piccoli uccelli quali il combattente, la pettegola o il cavaliere d’Italia.

Nella zona dei laghi di Gorgalunga e Salatele è possibile incontrare l’airone, l’oca selvatica, l’anatra, la pavoncella e il piviere.

Nelle stagioni più fredde le stesse acque ospitano per lo svernamento folaghe,cormorani e aironi.

Oasi del Simeto – Storia

Il territorio delimitato come riserva naturale orientata Oasi del Simeto è ciò che rimane di un antico e vasto ecosistema palustre che si estendeva a sud della città di Catania e che comprendeva diverse zone umide, tra le quali quella di Agnone, Valsavoia e di Pantano di Catania. Gli ambienti sopravvissuti all’antropizzazione di quest’area, ricadenti nella riserva sono: il lago Gornalunga, formato dall’omonimo affluente del Simeto; il lago Gurnazza, arginato dalle dune costiere; le Salatelle, vasti acquitrini salmastri, formati dalla capillarità della zona costiera; la nuova foce, ritagliata dopo la grande alluvione del 1951 e attraversata dal ponte Primosole; la vecchia asta fociale, a forma di falce, ora isolata ed alimentata dai canali Buttaceto ed Jungetto.
Alcuni pionieri, il più autorevole dei quali l’ing.Angelo Priolo, oggi decano degli ornitologi ltaliani, cominciarono nei primi anni quaranta ad osservare e registrare dati sulle presenze faunistiche nell’area. I dati raccolti, anche negli anni seguenti, evidenziarono la ricchezza del patrimonio faunistico, ma anche il lento declinare della varietà delle specie presenti. Nei primi anni ’70 cominciò a diffonedersi la consapevolezza della necessità di salvare l’area dall’aggressione dell’abusivismo edilizio e di proteggere la fauna e la flora. Scesero in campo diverse associazioni ambientalistiche ed anche i sindacati. Questo movimento, che vedeva in prima linea la signora Wendy Hennessy Mazza della Lipu, ottenne nel 1975 la costituzione di un’
oasi di protezione faunistica con un decreto dell’assessore dell’Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana. Negli anni successivi continuarono le battaglie dei protezionisti (Cgil, Cisl ed Uil inserirono nel Progetto Catania l’obiettivo di un concorso internazionale d’idee per realizzare il parco territoriale dell’Oasi del Simeto, previsto dal PRG, concorso poi espletato, ma senza alcun esito pratico) anche per ottenere la demolizione delle costruzioni abusive. Solo nel 1984 viene istituita la Riserva Naturale Orientata dell’Oasi del Simeto e nel 1989 arriva la demolizione di 54 abitazioni abusive.