Bosco di Santo Pietro – Comune: Caltagirone

Elenco risorse

Chiesa di San Giacomo (1090)

Duomo di San Giuliano (di epoca normanna è stato più volte rimaneggiato)

Chiesa di San Francesco d’Assisi (1226)

Chiesa di Santa Maria del Ponte (Ried. Nel 1542)

Chiesa di San Giorgio (1693 su impianto del 1030)

Chiesa di Santa Chiara (XVIII sec)

Chiesa del SS.Salvatore (1800)

Chiesa di San Domenico ( o del Rosario) (1801)

Scala di Santa Maria del Monte (1608)

Ponte di san Francesco (1626- 66)

Giardino inglese pubblico

Museo regionale della Ceramica

Museo Civico e Pinacoteca Sturzo

Museo dei Pupi siciliani


Sagre e feste

24 – 25 luglio- Festa di San Giacomo

Bosco di Santo Pietro – Flora e Fauna

Il Bosco di Santo Pietro si trova tra i Comuni di Caltagirone e Mazzarone.

Si tratta di una grande macchia boschiva (2500 ettari) seconda per estensione solo a quella della Ficuzza nel palermitano.

Le ragioni dell’istituzione della Riserva è stata quella di dover tutelare la enorme varietà floro – faunistica di questa vasta area verde, residuo dell’antico sistema boschivo di sugherete. Splendide le sughere e le vecchie querce, la roverella, le leccete e i pini. Il sottobosco è composta da olivastro, biancospino, erica,corbezzoli e mirto.

All’interno della Riserva insistono aree umide alimentate da un corso d’acqua che attraversa la Riserva. Questi luoghi sono il regno di pioppi e salici, rifugio di aironi cinerini, garzette e del martin pescatore. L’avifauna è ben rappresentata dai rapaci quali le poiane e i gheppi.

Bosco di Santo Pietro – Storia

La prima testimonianza storica del bosco è datata 1160, quando il re normanno Ruggero D’Altavilla lo concesse ai calatini, insieme alla Baronia di Fetanasimo, quale ricompensa per l’aiuto prestatogli contro i saraceni. A quell’epoca, proprio in virtù di queste attestazioni, la sua estensione era di ben 30.000 ettari. Si deve alla massiccia presenza dell’uomo nel corso dei secoli lo sconvolgimento della fisionomia originaria della zona. Eppure ancora oggi in alcune località, come Fontana del Cacciatore, Fontana Molara Cava Cannizzolo e Dongiovanni, la densità della vegetazione è tale da far rivivere nel visitatore il fascino dell’antica foresta. Anticamente il bosco s’estendeva lungo tutta la fascia sud-orientale della Sicilia, dall’entroterra calatino sino alle zone costiere della città di Gela e Scoglitti. Sono stati i ripetuti incendi, la carenza di manutenzione, la reiterata pratica dei pascoli abusivi e, in ultimo, la caccia di frodo a peggiorare la situazione oltre modo. Nel 1999 l’istituzione della Riserva Naturale Orientata ha consentito la predisposizione di un valido strumento volto ad arrestare il degrado progressivo della zona. La forte antropizzazione avutasi in passato è testimoniata dalla presenza di diversi mulini di grande valore storico, localizzati in prevalenza in Contrada Piano Insito; fra quelli che ricadono nel territorio della Riserva, di particolare interesse sono il Mulino Ramione, il Mulino Polo, il Mulino Buongiovanni, il Mulino degli Archi,  il Mulino Chiesa, il Mulino Bizzinisi.