Saline di Priolo – Storia

La storia delle Saline di Priolo (anticamente note come Saline Magnisi dal nome della penisola attigua) è la storia di un bacino poco profondo, comunicante con il mare, che deve la sua fortuna alle favorevoli condizioni climatiche del luogo in cui giace. E’ grazie alla poca piovosità ed al persistente soleggiamento dell’area che si formò questa zona di circa 80 ha produttrice di sale sin dall’epoca della fioritura delle colonie greche. La Riserva Naturale orientata ” Saline di Priolo” salvaguarda l’ultimo lembo di un’ampia zona umida che occupava un ampio tratto di costa tra Priolo e Marina di Melilli (SR). Le motivazioni che hanno giustificato la creazione della Riserva vanno ricercate da un lato nell’evidente valore di testimonianza di questo lembo superstite di naturalità in una fascia costiera pesantemente trasformata dagli interventi umani, dall’altro

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nell’interesse oggettivo che hanno ormai anche piccole superfici di zona umida per il mantenimento della ricchezza faunistica del territorio. Nell’area sono state censite 216 specie di uccelli, ossia circa il 40% di tutte quelle osservate ad oggi in Italia. Tra queste, di particolare interesse è la poco comune Sterna maggiore, scelta come logo della Riserva in virtù del fatto che vi si osservano in migrazione autunnale i contingenti più elevati d’Italia con conteggi stagionali totali di 150-350 individui. Rilevante anche la nidificazione di anatidi quali la Moretta tabaccata, la Volpoca e il Mestolone. Per questi ultimi due in riserva sono stati documentati i primi casi di nidificazione per la Sicilia. In autunno, in particolare, si osservano stormi di diverse migliaia di limicoli, centinaia di ardeidi, migliaia di mignattini, e numerose altre specie. Numerose le specie accidentali per l’Italia osservate in riserva: tra queste ricordiamo il primo ed unico Corriere di Leschenault, l’unico Beccaccino stenuro per l’Europa, il Piro piro fulvo, pettorale e Terek, la Sterna di Ruppell, la Silvia di Ruppell, il Chiurlottello e molti altri.

Anche i Rettili e gli Anfibi annoverano alcune specie tra cui il bellissimo anfibio Discoglosso dipinto e la Lucertola Podarcis wagleriana, endemismo siciliano. Purtroppo già all’alba degli anni settanta del novecento la superficie occupata dalle saline comincia a ridursi a causa dell’installazione degli impianti Enel e del depuratore consortile. Sarà soltanto grazie ad un interesse nei confronti della conservazione delle zone umide, i cui segnali sono rintracciabili alle soglie degli anni ottanta, che la zona sarà considerata meritevole di attenzione e destinata ad una progettazione a verde e ad uso pubblico. L’idea di una “oasi fra le ciminiere” dovrà però attendere parecchi anni prima di divenire realtà. E’ la LIPU che nel 1985 chiede alla Regione Siciliana l’inserimento dell’area delle saline tra le riserve naturali da prevedersi nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve. Con l’approvazione del piano si compie solo il primo passo per l’istituzione della riserva, opera che dovrà

attendere ancora a lungo e che verrà effettuata nel dicembre del 2000. E’ grazie alla nascita di una nuova politica di rispetto ambientale che l’area un tempo destinata alla produzione del sale riuscirà a non essere occultata da grandi mostri industriali che avrebbero causato il deterioramento di un territorio oggi sede di un grande gioiello naturalistico.

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