Monte Pellegrino – Storia

Meta di letterati e naturalisti, Monte Pellegrino e il Parco della Favorita vantano radici, tradizioni ed interessi scientifici antichissimi. Basta

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un semplice sguardo alle numerose carte topografiche storiche ed alle pubblicazioni di insigni studiosi (Giacomo Cascino, 1651; Marchese di Villabianca, 1750; Abate Scinà, 1818; Carlo De Stefani, 1920) per rendersi conto di come lo stesso nome del Monte sia stato oggetto di discussione. Epiercta, Erkte, Erta e poi Peregrinus, Pelerino, Pellegrinu sono alcuni dei nomi cui si riferiscono molti storici per indicare il Monte. L’elemento più caratteristico, legato al Monte, è sicuramente il Santuario dedicato a Rosalia Sinibaldi, secondo la leggenda nobile discendente di Carlo Magno, morta da eremita il 4 settembre 1160 all’età di 33 anni. Come è noto, qui furono rinvenute le ossa della santa nel 1624; il loro trasporto in città avrebbe fatto cessare la terribile pestilenza che affliggeva la popolazione e da allora la “Santuzza”, come la chiamano i palermitani, divenne la patrona della città. L’idea di realizzare in quest’area un grande parco nacque alla fine del XVIII sec., quando Ferdinando 111 di Borbone, con un editto reale, espropriò 400 ettari comprendenti parte del Monte, della Favorita ed i pantani di Mondello. Il modello di parco di quell’epoca non era certo uguale e neppure simile a quello di oggi. Le finalità di tale intervento, infatti, non erano indirizzate alla salvaguardia della natura, ma alla sperimentazione agricola e alla realizzazione di una riserva di caccia. Cominciò, quindi, ad essere modificato l’assetto vegetazionale esistente nel Parco della Favorita con l’impianto di colture arboree ed arbustive e frammentari nuclei di bosco di tipo mediterraneo, che ancora oggi ritroviamo in piccoli e degradati lembi. Prima di allora l’aspetto di Monte Pellegrino venne descritto da Wolfgang Goethe nel 1787, il quale in alcune pagine del suo “Viaggio in Italia”, oltre a definire il Monte come “Il più bel promontorio del mondo”, rileva come: “Le sue rocce sono completamente nude, né alberi né cespugli vi crescono; appena coperte d’erbetta e di muschio sono le poche parti pianeggianti”. Monte Pellegrino, infatti, che in epoca storica doveva essere verosimilmente caratterizzato in larga misura dalla macchia e dalla foresta mediterranea, nel corso dei secoli è stato privato della sua vegetazione legnosa e così, spoglio e brullo, si è mantenuto fino agli inizi di questo secolo. Oggi il Monte si presenta con una diversa copertura vegetale, essendo rivestito da un diffuso e talora discontinuo manto arboreo, in massima parte costituito da elementi estranei alla naturale flora locale. L’epoca dei primi interventi di rimboschimento risale alla fine del 1800, quando già le uniche forme di vegetazione legnosa presenti erano limitate a piccoli lembi di bosco, distribuiti alle falde del Monte, lungo il versante prospiciente il Parco della Favorita, e a pochi ed isolati individui di Leccio, Carrubo e Olivastro, confinati in punti inaccessibili.

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