Macalube di Aragona – Storia

L’ Occhiu di Macalubi (appellativo locale della zona) ha da sempre esercitato un grosso fascino sulla polazione locale e sui viaggiatori stranieri. Le più antiche descrizioni dell’area si debbono a Platone Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. In epoca romana il fango sgorgante dal terreno veniva utilizzato per cure reumatiche e di bellezza. Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste i fenomeni eruttivi dell’area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall’attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li Saracini (il sangue dei Saraceni).

Sin dagli inizi dell’Ottocento questa località è stata meta privilegiata di botanici ed erborizzatori siciliani e stranieri tra i quali il Gussone, lo Splitgerber e il Todaro. Tommaso Fazello parla di “getti di acqua limacciosa che fuoriescono in continuazione da diverse bocche”, mentre Guy de Maupassant vedeva i vulcanelli come delle pustole di una terribile malattia della natura.

L’attività di ricerca scientifica e le indagini promosse dall’Ente gestore hanno consentito di evidenziare peculiarità naturalistiche anche di tipo faunistico e botanico che, in aggiunta alle valenze geologiche/geomorfologiche, rendono quest’ambiente del tutto unico.

L’area protetta ricade inoltre nell’omonimo Sito di importanza Comunitaria per la presenza di habitat prioritari e di

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specie di interesse biogeografico e/o conservazionistico della flora e della fauna.