Isole dello Stagnone di Marsala – Perché visitarlo

Istituita nel 1984, la Riserva comprende un sistema di isolotti (San Pantaleo, la Schola, Santa Maria e l’Isola Grande), ricchi di testimonianze archeologiche di grandissimo valore. Prima tra tutte Mothia, l’antica città punica.

L’Isola Grande è la più grande delle quattro del piccolo arcipelago. Formata dall’unione di due isolotti ha dato origine alla laguna. Ospita una delle poche popolazioni esistenti di Calendula maritima.

L’isola di Schola, è così chiamata perché ospitava, in epoca romana una scuola di retorica, ed è la più piccola delle isole della Riserva; il nome dell’isolotto di Santa Maria deriva dalla presenza del Santuario di Santa Maria Valleverde.

L’isola di San Pantaleo, l’antica Mothia, è la conosciuta per l’alto valore archeologico che la caratterizza. Estesa per 45 ettari si trova al centro dello Stagnone marsalese. L’accesso è garantito solo dall’imbarcadero ma anticamente era presente una strada sommersa, oggi purtroppo non più praticabile a causa delle alghe.

Punto d’approdo e base commerciale fenicia venne conquistata dai greci e cartaginesi per passare attorno al 241 a.C. sotto il dominio romano.

Nel XI secolo l’isola fu donata dai normanni all’Abbazia di Santa Maria della Grotta e affidata ai monaci basiliani di Palermo.

Nel XVI secolo passò ai Gesuiti che la dovettero però abbandonare dopo la loro espulsione dal Regno.

Agli inizi del XX secolo l’isolotto fu acquistato da Joseph Whitaker, archeologo ed erede di una famiglia inglese che si era

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trasferita in Sicilia arricchendosi con la produzione del marsala. Dal 1971 l’isola è di proprietà della Fondazione “Giuseppe Whitaker”.

Notevolissimo il patrimonio archeologico punico – fenicio riportato alla luce.

Nella parte meridionale dell’isola è stata rinvenuta l’acropoli dell’antica città punica di Mothia mentre più ad occidente è stato individuato il cothon (porto interno) della città che probabilmente doveva ospitare cantieri navali e officine.

Gli scavi nella parte più interna dell’isola hanno riportato alla luce un sistema stradale a maglia ortogonale intervallato da giardini ed orti e nella parte settentrionale è stata accertata la presenza della necropoli e del tofet (santuario fenicio-punico a cielo aperto).

L’aspetto naturalistico è caratterizzato dalla presenza di piante alofite (specie vegetali che ben si adattano aal’ambiente salmastro del sito).

Tra macchie di posidonia e calendule viene ospitata una ricca varietà avifaunistica: aironi cenerini, cavalieri d’Italia, avocette e gheppi i più frequenti.

 

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