Grotta di Santa Ninfa – Flora e Fauna

La Riserva di Santa Ninfa insiste all’interno di un territorio caratterizzato dalla presenza di fenomeni carsici sia sotterranei, quali grotte, sia superficiali come le doline, inghiottiti e valli cieche.

L’aspetto vegetazionale della riserva è fortemente caratterizzato dall’intervento antropico. Il paesaggio è connotato dalla presenza di campi coltivati e i rimboschimenti anche se adagiate su aree collinari insistono piccole macchie di vegetazione mediterranea residuale con presenza di euforbia arborea, timo, ed orchidee selvatiche.

L’aspetto faunistico è tipico delle aree mediterranee: dal riccio all’endemico toporagno, dall’istrice alla volpe alla donnola.

La varietà avifaunistica è rappresentata dalla poiana, dal gheppio, dallo spirito santo (cosi chiamato per la posizione che assume in volo durante la caccia) e da usignoli e ghiandaie.

L’elemento di maggiore interesse è rappresentata dalla cavità che da

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il nome alla Riserva. Il paesaggio è segnato dalla natura gessosa del suolo solcato dal torrente Biviere, che scorrendo all’interno di una piccola forra, in corrispondenza di un affioramento gessoso, si immette in una valle cieca da cui si innesta all’interno di un inghiottitoio alimentando il piccolo fiume sotterraneo che scorre all’interno della grotta.

Si tratta di una cavità orizzontale che si sviluppa per 1400 metri attraverso un complesso e articolato sistema di “stanze” un tempo completamente invase dall’acqua. Oggi solo il ramo inferiore resta attraversato dal corso d’acqua del torrente sotterraneo, mentre il ramo fossile superiore è ormai asciutto.

L’ambiente interno è reso assai suggestivo dalla presenza di fenomeni geologici quali la percolazione che in milioni di anni ha determinato lo sviluppo di concrezioni quali cortine, stalattiti, pisoliti o perle di grotta.

Dal punto di vista faunistico, la cavità di Santa Ninfa ospita una fauna cavernicola adattata a vivere in assenza di luce e in ambienti con elevato tasso di umidità.

Durante il 1968 la Sicilia venne colpita da eventi sismici gravissimi.La regione del Basso bacino del Belice ne venne sconvolta e sei centri urbani tra cui Gibellina e Santa Ninfa vennero rasi al suolo.

Solo dopo diversi anni e molto lentamente iniziò l’opera di ricostruzione degli abitati.

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