Grotta dei Puntali – Flora e Fauna

Tra le emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia occidentale, la riserva rappresenta un vero tesoro dall’ alta valenza scientifica e storica legate alla notevole e ricca raccolta di testimonianze paleontologiche ed archeologiche oltre alle numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri).

La Grotta dei Puntali è localizzata all’interno del territorio comunale di Carini e i suoi ambienti si sviluppano all’interno della roccia calcarea mesozoica alle falde di Monte Pecoraio, a circa 90 metri s.l.m. e a meno di un chilometro di distanza dal mare.

Con il suo sviluppo orizzontale, di circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza si eleva su due livelli differenti collegati da pozzi poco profondi.

L’ esterno della cavità è caratterizzato da due solchi di battente, antica testimonianza ancora visibile della presenza del mare, mentre sono più forti le testimonianze dell’ intensa attività carsica.

Lungo il percorso il canale principale della grotta si va restringendo mentre si fa più tortuoso il cammino. Adorna di concrezioni carbonatiche presenta varie forme di erosione: incisioni subcircolari (scallops) ed un reticolo di cunicoli raccordati da pozzetti poco profondi, a testimonianza di un antico regime freatico di notevole entità.
La fauna cavernicola è composta da vari tipi di ragni e sopratutto da Chirotteri (ben 6 specie): tra i più interessanti ilil Ferro di cavallo maggiore o Rinofolo maggiore, (
Rhinolophus ferrumequinum) il Rinofolo minore (Rhinolophus hipposideros) e il Miniottero, (Miniopterus schreibersi), specie di medie dimensioni, i cui luoghi di svernamento distano circa un centinaio di chilometri dal sito di riproduzione. Ancora il Vespertillone maggiore (Myotis myotis), il Vespertillone di Blyth, (Myotis blythi) e il Vespertillone di capaccinii, (Myotis capaccinii).: dall’acetosella (Oxalis acetosella) dai caratteristici fiori gialli, insediata nelle fessure dei vecchi blocchi, ai numerosi esemplari di cappero, (Capparis spinosa) dall’euforbia arborescente, dal fico d’india (Opuntia ficos indica) dall’olivastro, (Olea europea) e dalla Scarlina (Galactite tomenotosa).

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