Filicudi e scogli Canna e Montenassari – Flora e Fauna

L’origine dell’isola di Filicudi è comune a quelle delle altre isole dell’arcipelago eoliano.

Nata dall’attività geo-tettonica del Mediterraneo nell’era Quaternaria sono oggi visibili lungo le pendici dell’isola sei diversi centri eruttivi non più attivi: i Fili di Sciacca (a nord di Filicudi Porto), lo Zucco Grande, la Fossa delle Felci (che con i suoi 773 m s.l.m. appare come la cima più elevata), il Monte Torrione (280 m s.l.m.), la Montagnola (333 m s.l.m.), e il Capo Graziano.

La costa ospita diverse cavità naturali laviche tra cui la più famosa è la Grotta del Bue Marino; immersa in acque limpidissime per una profondità di 20 metri, per una ampiezza di 30, con pareti formate da basalti colonnari, è sovrastata da una formazione rocciosa a cupola alta fino a venti metri che offre al visitatore uno spettacolo assai suggestivo.

Incerta è l’origine del nome. Secondo alcuni richiamerebbe la presenza in loco della ormai estinta foca monaca, secondo altri il nome sarebbe attribuibile al boato causato dall’ impatto delle onde contro le pareti della cavità.

La copertura vegetativa dell’isola è di tipo arbustivo mediterraneo. Frequenti sono lerica, il corbezzolo, il lentisco, la ginestra comune, la ginestra delle Eolie e le felci.

Lungo la costa invece, dove la percentuale di salinità è più alta, hanno trovato ospitalità il perpetuino delle Eolie, il ginestrino delle scogliere,la carota delle scogliere e il limonio delle Eolie.

Ricca è la fauna ittica; cernie, ricciole e aragoste sono le “prede” più ambite per chi pratica lo snorkeling.

Sulla terra ferma sono presenti conigli selvatici o l’endemica Pocarcis raffonei cucchiarai: una sotto specie di lucertole che vive in località Canna.

Lo scoglio della Canna, formato dal sovrapporsi di strati lavici fortemente inclinati, si erge come un torrione dritto e altissimo (supera i 70 m),lungo la rotta per Alicudi sul versante nord-occidentale dell’isola.

Sull’isola sono stati rinvenute tracce di insediamenti risalenti al 3.000 A.C. individuate nel sito della penisola di capo Graziano.

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