Montepellegrino – Perchè visitarlo

Grotta dell’Addaura

Santuario di Santa Rosalia

Casina di Caccia o Palazzina Cinese

Le Scuderie Reali

Sentieri

Dal Giusino alle Scuderie Reali alla Roccia dello Schiavo

Difficoltà del sentiero: media.

Lunghezza: 3,6 Km..

Dislivello: 70 mt.

Caratteristiche del percorso: paesaggistico – naturalistico.

Dalla Palazzina Cinese alla Fontana d’Ercole al Giusino

Difficoltà del sentiero: facile

Lunghezza: 1,5 Km.

Dislivello: 35 mt.

Caratteristiche del percorso: monumentale – naturalistico

Dalla Colonna d’acqua al Bosco Niscemi

Difficoltà del sentiero: facile

Lunghezza: 2,2 Km

Dislivello: 20

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mt

Caratteristiche del percorso: storico – naturalistico

Dal Giusino alle Scuderie Reali alla Roccia dello Schiavo

Difficoltà del sentiero: medio

Lunghezza: 3,6 Km

Dislivello: 70 mt.

Caratteristiche del percorso: paesaggistico – naturalistico

Monte Pellegrino – Flora e Fauna

Di origine carbonatico, il rilievo è fortemente interessato da fenomeni di carsismo e conta per questo ben 134 grotte di origine carsica e marina.

Estesa per 1000 ettari, comprende al suo interno l’intero promontorio di Monte Pellegrino, il bosco di Niscemi e il Giardino storico della Real Tenuta della Favorita.

Dalla notevole biodiversità vegetazionale tra le specie più note figurano lungo le pendici dell’altura: il Leccio, il Carrubo, il Bagolaro, l’Olivastro, il Pistacchio, il Lentisco, il Terebinto l’Alaterno, la Fillirea e l’Euforbia; lungo le pareti più scoscese sopravvivono stazioni rupestri di Brassica rupestris, Lithodora rosmarinifolia, Dianthus rupicolae, Chamaerops humilis ed Euphorbia bivonae.

Le macchie a rimboschimento comprendono il Pino d’Aleppo, il Pino domestico, e il Cipresso dell’Arizona tra le conifere, tra le latifoglie l’Eucalipto.

Laddove il terreno è più pianeggiante, all’interno della antica Tenuta di Caccia Reale, coincidente con la zona B di tutela della riserva, particolare importanza rivestono gli agrumeti storici in maggioranza mandarini misti a sporadiche macchie di limoni e aranci.

Merita di essere menzionata la varietà micologica, tra le più ricche d’Italia, che risiede all’interno dell’area in esame;:dal comune prataiolo alla ferula, dalle specie di Boleti all’interessante, per il valore scientifico, Coppa di Venere.

Ricco il patrimonio faunistico in cui spiccano, per interesse, quelle specie la cui esistenza è legata all’ambiente rupestre: la Poiana, il Gheppio, e il Falco pellegrino e rapaci notturni come il Barbagianni e l’Allocco.  

Tra i mammiferi la Volpe, il Riccio, la Donnola e il Coniglio.

Monte Pellegrino – Storia

Meta di letterati e naturalisti, Monte Pellegrino e il Parco della Favorita vantano radici, tradizioni ed interessi scientifici antichissimi. Basta

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un semplice sguardo alle numerose carte topografiche storiche ed alle pubblicazioni di insigni studiosi (Giacomo Cascino, 1651; Marchese di Villabianca, 1750; Abate Scinà, 1818; Carlo De Stefani, 1920) per rendersi conto di come lo stesso nome del Monte sia stato oggetto di discussione. Epiercta, Erkte, Erta e poi Peregrinus, Pelerino, Pellegrinu sono alcuni dei nomi cui si riferiscono molti storici per indicare il Monte. L’elemento più caratteristico, legato al Monte, è sicuramente il Santuario dedicato a Rosalia Sinibaldi, secondo la leggenda nobile discendente di Carlo Magno, morta da eremita il 4 settembre 1160 all’età di 33 anni. Come è noto, qui furono rinvenute le ossa della santa nel 1624; il loro trasporto in città avrebbe fatto cessare la terribile pestilenza che affliggeva la popolazione e da allora la “Santuzza”, come la chiamano i palermitani, divenne la patrona della città. L’idea di realizzare in quest’area un grande parco nacque alla fine del XVIII sec., quando Ferdinando 111 di Borbone, con un editto reale, espropriò 400 ettari comprendenti parte del Monte, della Favorita ed i pantani di Mondello. Il modello di parco di quell’epoca non era certo uguale e neppure simile a quello di oggi. Le finalità di tale intervento, infatti, non erano indirizzate alla salvaguardia della natura, ma alla sperimentazione agricola e alla realizzazione di una riserva di caccia. Cominciò, quindi, ad essere modificato l’assetto vegetazionale esistente nel Parco della Favorita con l’impianto di colture arboree ed arbustive e frammentari nuclei di bosco di tipo mediterraneo, che ancora oggi ritroviamo in piccoli e degradati lembi. Prima di allora l’aspetto di Monte Pellegrino venne descritto da Wolfgang Goethe nel 1787, il quale in alcune pagine del suo “Viaggio in Italia”, oltre a definire il Monte come “Il più bel promontorio del mondo”, rileva come: “Le sue rocce sono completamente nude, né alberi né cespugli vi crescono; appena coperte d’erbetta e di muschio sono le poche parti pianeggianti”. Monte Pellegrino, infatti, che in epoca storica doveva essere verosimilmente caratterizzato in larga misura dalla macchia e dalla foresta mediterranea, nel corso dei secoli è stato privato della sua vegetazione legnosa e così, spoglio e brullo, si è mantenuto fino agli inizi di questo secolo. Oggi il Monte si presenta con una diversa copertura vegetale, essendo rivestito da un diffuso e talora discontinuo manto arboreo, in massima parte costituito da elementi estranei alla naturale flora locale. L’epoca dei primi interventi di rimboschimento risale alla fine del 1800, quando già le uniche forme di vegetazione legnosa presenti erano limitate a piccoli lembi di bosco, distribuiti alle falde del Monte, lungo il versante prospiciente il Parco della Favorita, e a pochi ed isolati individui di Leccio, Carrubo e Olivastro, confinati in punti inaccessibili.