Isole dello Stagnone di Marsala – Comune: Marsala

Elenco risorse

Convento del Carmine (XII sec e ricostruita nel XVI sec)

Chiesa di S.Matteo (XI sec e ricostruita tra il XVI e XVII sec)

Monastero di S.Pietro (XVI sec)

Chiesa di San Giovanni e grttoa della Sibilla Lilybetana (XVI sec)

Chiesa Madre o di S. Tommaso di Canterbury (1628)

Chiesa del Purgatorio (1669)

Palazzo VII Aprile o senatorio (1575)

Insula Romana (Resti di villa romana del III sec d.C.)

Porta Garibaldi

Fontana del Vino (XX sec)

Manifestazione Garibaldine

Vinoro (Biennale)

Museo Archeologico

Museo degli Arazzi

Museo Villa Romana

Museo del Vino e dell’Antica civiltà romana

Museo del Sale

Museo Delle Tradizioni ed Arti contadine

Complesso monumentale San Pietro

Convento del Carmine “Pinacoteca comunale”

Stabilimento Florio (1833)

Baglio Anselmi (XX sec)

La Via del Sale

La Via del Vino

La Via dell’Arte

La Via del Mare


Sagre e feste

Settimana Santa

19 gennaio Celebrazioni per la Madonna della Cava (Patrona)

19 marzo Festa di San Giuseppe

24 giugno Celebrazioni per San Giovanni (Compatrono)

Isole dello Stagnone di Marsala – Perché visitarlo

Istituita nel 1984, la Riserva comprende un sistema di isolotti (San Pantaleo, la Schola, Santa Maria e l’Isola Grande), ricchi di testimonianze archeologiche di grandissimo valore. Prima tra tutte Mothia, l’antica città punica.

L’Isola Grande è la più grande delle quattro del piccolo arcipelago. Formata dall’unione di due isolotti ha dato origine alla laguna. Ospita una delle poche popolazioni esistenti di Calendula maritima.

L’isola di Schola, è così chiamata perché ospitava, in epoca romana una scuola di retorica, ed è la più piccola delle isole della Riserva; il nome dell’isolotto di Santa Maria deriva dalla presenza del Santuario di Santa Maria Valleverde.

L’isola di San Pantaleo, l’antica Mothia, è la conosciuta per l’alto valore archeologico che la caratterizza. Estesa per 45 ettari si trova al centro dello Stagnone marsalese. L’accesso è garantito solo dall’imbarcadero ma anticamente era presente una strada sommersa, oggi purtroppo non più praticabile a causa delle alghe.

Punto d’approdo e base commerciale fenicia venne conquistata dai greci e cartaginesi per passare attorno al 241 a.C. sotto il dominio romano.

Nel XI secolo l’isola fu donata dai normanni all’Abbazia di Santa Maria della Grotta e affidata ai monaci basiliani di Palermo.

Nel XVI secolo passò ai Gesuiti che la dovettero però abbandonare dopo la loro espulsione dal Regno.

Agli inizi del XX secolo l’isolotto fu acquistato da Joseph Whitaker, archeologo ed erede di una famiglia inglese che si era

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trasferita in Sicilia arricchendosi con la produzione del marsala. Dal 1971 l’isola è di proprietà della Fondazione “Giuseppe Whitaker”.

Notevolissimo il patrimonio archeologico punico – fenicio riportato alla luce.

Nella parte meridionale dell’isola è stata rinvenuta l’acropoli dell’antica città punica di Mothia mentre più ad occidente è stato individuato il cothon (porto interno) della città che probabilmente doveva ospitare cantieri navali e officine.

Gli scavi nella parte più interna dell’isola hanno riportato alla luce un sistema stradale a maglia ortogonale intervallato da giardini ed orti e nella parte settentrionale è stata accertata la presenza della necropoli e del tofet (santuario fenicio-punico a cielo aperto).

L’aspetto naturalistico è caratterizzato dalla presenza di piante alofite (specie vegetali che ben si adattano aal’ambiente salmastro del sito).

Tra macchie di posidonia e calendule viene ospitata una ricca varietà avifaunistica: aironi cenerini, cavalieri d’Italia, avocette e gheppi i più frequenti.

 

Isole dello Stagnone di Marsala – Superficie e territorio

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Isole dello Stagnone di Marsala – Storia

L’Isola Grande costituiva anticamente un feudo degli Altavilla, da cui traeva il secondo nome di Isola di Altavilla. È stata proprietà, nell’ultimo secolo della ricchezza del sale, della famiglia Adragna, una delle famiglie che fecero di Trapani, grazie al sale, uno dei più ricchi poli agroalimentari del Mediterraneo. La famiglia acquisì, al sommo della ricchezza, il titolo baronale. Le immense saline dell’isola furono teatro, quando l’isola ferveva di attività salinara, e il barone Adragna vi manteneva una villa sontuosa.

L’ultimo barone, Girolamo Adragna, vide l’attività salinanara declinare, e il mutamento delle falde uccidere i vigneti da cui si ricavava prezioso vino destinato agli opifici di Marsala. Nel 1984 la Riserva fu istituita per tutelare il delicato ecosistema che si era istaurato attorno alle isole dello stagnone,  visibili da Trapani in direzione Marsala.

Un sistema di isolette, ricche di vegetazione alofila, in un fondale basso popolatissimo di grandi predatori, all’interno di un’area a valenza archeologica fra le più importanti di Sicilia: Mothia, la punica città che ha recentemente restituito all’uomo il celebre Giovinetto.
La laguna abbraccia l’isola di San Pantaleo, anticamente Mozia, la Scuola, Santa MAria e l’Isola Grande, in cui le paludi di acqua salmastra, sono spezzate dalle antiche saline. Pozze d’acqua dolce alimentano giuncheti, macchie sempre verdi ed un ricco elenco di avifauna.