Grotta dei Puntali – Comune: Carini

Elenco risorse

Chiesa Madre di Maria SS. Assunta ( XV sec.)

Chiesa del Rosario (1576-1579)

Oratorio de SS. Sacramento (Ant. XVII sec)

Chiesa degli Agonizzanti (XVII sec.)

Castello di Carini (XI sec)


Sagre e feste

Sabato precedente la Pasqua Festa de li Schiettì

Domenica precedente la Pasqua Via Crucis

SS. Sacramento

Festa del Crocifisso

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Grotta dei Puntali – Flora e Fauna

Tra le emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia occidentale, la riserva rappresenta un vero tesoro dall’ alta valenza scientifica e storica legate alla notevole e ricca raccolta di testimonianze paleontologiche ed archeologiche oltre alle numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri).

La Grotta dei Puntali è localizzata all’interno del territorio comunale di Carini e i suoi ambienti si sviluppano all’interno della roccia calcarea mesozoica alle falde di Monte Pecoraio, a circa 90 metri s.l.m. e a meno di un chilometro di distanza dal mare.

Con il suo sviluppo orizzontale, di circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza si eleva su due livelli differenti collegati da pozzi poco profondi.

L’ esterno della cavità è caratterizzato da due solchi di battente, antica testimonianza ancora visibile della presenza del mare, mentre sono più forti le testimonianze dell’ intensa attività carsica.

Lungo il percorso il canale principale della grotta si va restringendo mentre si fa più tortuoso il cammino. Adorna di concrezioni carbonatiche presenta varie forme di erosione: incisioni subcircolari (scallops) ed un reticolo di cunicoli raccordati da pozzetti poco profondi, a testimonianza di un antico regime freatico di notevole entità.
La fauna cavernicola è composta da vari tipi di ragni e sopratutto da Chirotteri (ben 6 specie): tra i più interessanti ilil Ferro di cavallo maggiore o Rinofolo maggiore, (
Rhinolophus ferrumequinum) il Rinofolo minore (Rhinolophus hipposideros) e il Miniottero, (Miniopterus schreibersi), specie di medie dimensioni, i cui luoghi di svernamento distano circa un centinaio di chilometri dal sito di riproduzione. Ancora il Vespertillone maggiore (Myotis myotis), il Vespertillone di Blyth, (Myotis blythi) e il Vespertillone di capaccinii, (Myotis capaccinii).: dall’acetosella (Oxalis acetosella) dai caratteristici fiori gialli, insediata nelle fessure dei vecchi blocchi, ai numerosi esemplari di cappero, (Capparis spinosa) dall’euforbia arborescente, dal fico d’india (Opuntia ficos indica) dall’olivastro, (Olea europea) e dalla Scarlina (Galactite tomenotosa).

Grotta dei Puntali – Storia

La Riserva Naturale Integrale “Grotta dei Puntali” rappresenta una delle emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia occidentale, in quanto racchiude in se’ testimonianze di alta valenza scientifica e storica legate a molteplici aspetti.

Un vero e proprio scrigno contenente testimonianze paleontologiche ed archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri) altrove raramente riscontrabili.

Grotta dei Puntali, (conosciuta anche come Grotta Armetta, Grotta delle Stallattiti, Grotta di Piraino) vero e proprio gruppo di quattro cavità di origine marina, scavate in un’antica linea di rive era già nota al Fazello ed è stata ampiamente descritta da Antonio De Gregorio, che effettuò degli scavi negli anni ’20 e ’40 del sec. XX, da Ramiro Fabiani e dal tedesco Hans Pholig nel 1893.

Le ricerche archeologiche furono, invece, condotte nel 1970, per conto della Soprintendenza alle Antichità, da Giuseppe Mannino, che individuò una frequentazione della grotta quasi ininterrotta dal Paleolitico supe – riore sino alla media età del Bronzo.
I reperti più antichi si riferiscono ad industria litica peculiare del Paleolitico Superiore, quali frammenti ceramici, punti di selce, lame, grattatoi e bulini, a cui si associano resti di bos primigenius e cervus elaphus.