Bosco di Santo Pietro – Storia

La prima testimonianza storica del bosco è datata 1160, quando il re normanno Ruggero D’Altavilla lo concesse ai calatini, insieme alla Baronia di Fetanasimo, quale ricompensa per l’aiuto prestatogli contro i saraceni. A quell’epoca, proprio in virtù di queste attestazioni, la sua estensione era di ben 30.000 ettari. Si deve alla massiccia presenza dell’uomo nel corso dei secoli lo sconvolgimento della fisionomia originaria della zona. Eppure ancora oggi in alcune località, come Fontana del Cacciatore, Fontana Molara Cava Cannizzolo e Dongiovanni, la densità della vegetazione è tale da far rivivere nel visitatore il fascino dell’antica foresta. Anticamente il bosco s’estendeva lungo tutta

la fascia sud-orientale della Sicilia, dall’entroterra calatino sino alle zone costiere

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della città di Gela e Scoglitti. Sono stati i ripetuti incendi, la carenza di manutenzione, la reiterata pratica dei pascoli abusivi e, in ultimo, la caccia di frodo a peggiorare la situazione oltre modo. Nel 1999 l’istituzione della Riserva Naturale Orientata ha consentito la predisposizione di un valido strumento volto ad arrestare il degrado progressivo della zona. La forte antropizzazione avutasi in passato è testimoniata dalla presenza di diversi mulini di grande valore storico, localizzati in prevalenza in Contrada Piano Insito; fra quelli che ricadono nel territorio della Riserva, di particolare interesse sono il Mulino Ramione, il Mulino Polo, il Mulino Buongiovanni, il Mulino degli Archi, il Mulino Chiesa, il Mulino Bizzinisi.

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